abbazia di chiaravalle storia

abbazia di chiaravalle storia

Sito realizzato a cura del Centro Culturale "Enrico Manfredini" di Chiaravalle della Colomba. Inoltre alcuni pilastri, la controfacciata (appena sopra il portale) e la volta sono stati decorati dai due fratelli. rivista Focus dicembre 2019, pag. Si nasconde lei, fa la timida. Nel 1996 Grana Padano ottenne dall'Unione Europea il riconoscimento DOP – Denominazione di Origine Protetta. Essa è la terza figlia di Cîteaux, uno dei grandi centri monastici della cristianità medievale, da cui dipendevano alla fine del Medioevo 530 altre abbazie in tutta Europa. Il primo documento che ne riporta l'esistenza ufficiale è, nel 1136, una institutionis paginam del vescovo Arduino stesso. Essi vi copiano e ricopiano instancabilmente i libri santi e le grandi opere della letteratura classica, testi greci e latini. Niente oro né rappresentazioni figurative (uomini, animali, mostri…) in queste pagine: sono invece privilegiati i motivi geometrici, vegetali e soprattutto la monocromia. Confiscati all’Abbazia durante la Révolution, cinque dei sei volumi originali sono stati da allora ritrovati, e gli archivi e la biblioteca di Chiaravalle hanno potuto digitalizzarli nel 2015 in occasione dei 900 anni dalla fondazione dell’Abbazia. La sua realizzazione viene attribuita agli stessi anni della chiesa, il periodo a cavallo tra il XII secolo e il seguente. Il primo privilegio papale giunge il 7 febbraio 1137 ad opera di papa Innocenzo II. Copyright © 2018-2020 Monastero S. Maria di Chiaravalle. Ognuna delle zone è divisa a sua volta in due parti che sono caratterizzate dall'abbondanza di archetti pensili di varie forme, con cornici lavorate e accompagnate dai pinnacoli conici bianchi che delimitano le zone. Le pareti sono interrotte da archetti pensili, bifore e loggette su colonnine, e la terminazione è a cuspide conica. I fratelli Giovan Battista e Giovan Mauro Della Rovere, detti i Fiammenghini, si dedicarono alla decorazione di gran parte dell'interno della chiesa; in particolare il transetto e il presbiterio sono decorati da un ciclo seicentesco. Dalla scala del transetto sud si accede al dormitorio, risalente al 1493. L’edificio, realizzato in laterizio, fu costruito a partire dal coro e dall’abside in modo da poter svolgere il prima possibile le funzioni religiose, e nel 1221 l’arcivescovo di Milano la consacrò ufficialmente l’abbazia di Chiaravalle (la chiesa). Il presbiterio presenta una forma quadrata e ospita l’altare maggiore (1689) e la cattedra abbaziale intarsiata nel 1576 da Gottardo con La madonna del latte nel pannello centrale e i due santi Benedetto e Bernardo in quelli laterali. A destra la lapide che ricorda la data di fondazione dell’11 febbraio 1135 e la consacrazione del 1221. Vorrebbe la leggenda che una bianca colomba avesse delineato con pagliuzze, dinanzi ai monaci, il perimetro dell’erigendo complesso religioso. Come non immergersi nella formidabile avventura che fu quella delle abbazie cistercensi? Il 18 giugno 1954, su iniziativa di Federlatte (Federazione Latterie Cooperative) e di Assolatte (Associazione Industrie Lattiero-Casearie) nacque il Consorzio per la tutela del Formaggio Grana Padano, in cui si riunirono tutti i produttori, gli stagionatori e i commercianti del prezioso formaggio. La torre, alta 56,2 m, fu realizzata in muratura piena, e con il suo complicato intreccio di piani e combinazioni rimanda allo stile tardo gotico lombardo, in contrasto con i canoni di architettura austera voluta da San Bernardo. La costruzione della chiesa attuale venne iniziata nel 1150-60 ca. Così nacquero le cinque abbazie madri francesi, che trovarono un’accoglienza favorevole in tutti i luoghi in cui si insediarono, dando vita a numerose abbazie minori. Durante il XIII secolo i lavori proseguirono nella realizzazione del primo Chiostro, situato a sud della chiesa. Era qui che, fino alla cacciata dei cistercensi, era conservata la Croce di Ludovico il Pio, o Croce di Chiaravalle, capolavoro di oreficeria romanica, oggi esposta al Museo del Duomo. Una bella occasione per familiarizzarsi con questo capolavoro e toccare con mano l’incredibile creatività dei monaci copisti. Da notare sono le colonnine "annodate" poste sul lato nord-ovest che indicano l'unione tra il cielo e la terra e la semplicità dei capitelli delle altre colonne, decorate con foglie, aquile e volti umani, in molti casi fortunati ritrovamenti in fase di restauro, utilizzate per le colonnine attuali. In realtà è probabile che l’intitolazione a «Santa Maria della Colomba» (nome dedicatorio autentico della basilica e del monastero) si riferisca al mistero dell’Annunciazione, armonizzandosi così molto bene con la spiritualità mariana  cistercense. La «institutionis paginam» già cita il nuovo nome dell’antico Careto,  ricordandone il titolo di «Colomba». Sulle pareti laterali altre due opere dei Fiammenghini: l'Adorazione dei pastori e la Madonna del Latte, datata 1616. Tra le testimonianze documentate, se ne trova riferimento in una missiva di Isabella d'Este, consorte di Francesco II Gonzaga e marchesa di Mantova, che inviò il rinomato formaggio in regalo ai suoi familiari, signori del ducato di Ferrara. Si trattava di un orologio astronomico, progettato secondo le teorie geocentriche diffuse all’epoca, che indicava su differenti quadranti le ore, i minuti e il movimento della luna e del sole. Editore: Moneta Da qui alla fine della croce, posta su un mappamondo, si raggiunge l'altezza di 56,26 metri. Il 12 dicembre 1976 avvenne il primo rinnovo dello Statuto, che confermò così il progetto e gli obiettivi che spinsero alla fondazione del Consorzio di Tutela Grana Padano, il cui scopo (come indicato fin dal primo statuto) fu quello di tutelare la tipicità di questo formaggio, ma anche di diffondere e promuovere il suo consumo attraverso informazioni corrette, iniziative e attività di sostegno del territorio di produzione, regolandone la distribuzione e la commercializzazione non solo in Italia ma, sempre più, anche all'estero. Nel 1214 è registrata una prima grossa depredazione militare. Pagine: 136 p., ill. , Brossura, L. Facchin, Abbazia di Chiaravalle Milano Genere: Architettura Riuscì anche a far tornare i monaci cistercensi attraverso un accordo, nel 1937, tra il Vescovo di Piacenza e la Congregazione cistercense di Casamari. Pubblicazione: Anno 2007 Composta di sei volumi e di 2.400 pagine, essa ha richiesto per essere realizzata circa 600 pelli ovine intere (il “folio” ricavato da una pelle veniva piegato soltanto in due, quindi ogni pelle realizzava “soltanto” quattro pagine di manoscritto). Sulla destra San Bernardo in ginocchio di fronte a un'apparizione mariana e l'abbazia di Chiaravalle raffigurata alle sue spalle rendono omaggio alla particolare devozione bernardina nei confronti della Madonna. Pagine: 14 p. Copyright © 2017-2020 Consorzio Tutela Grana Padano, Facciata dell'Abbazia di Chiaravalle milanese, Vista dal chiostro Abbazia di Chiaravalle milanese. Come aveva accolto le suppliche dei milanesi, il 22 luglio 1135, istituendo l’abbazia di S. Maria di Roveniano (l’odierna Chiaravalle Milanese), così pochi mesi dopo accolse quelle di Arduino, con il suo clero e il suo popolo, insediando alcuni confratelli, con a capo l'abate Giovanni, nei nostri luoghi campestri. Le prime costruzioni realizzate dai religiosi furono provvisorie, e solo tra il 1150 e il 1160 venne incominciata la costruzione della chiesa attuale, che poi si protrasse per circa settant'anni, fino al 1221; di quella originaria del 1135 non rimane oggi alcuna traccia[1]. Nel 1777 dopo aver pagato un riscatto, i monaci poterono ritornare nella loro abbazia, ma non per molto perché due decreti napoleonici, nel 1805 e nel 1810, confiscarono i beni e soppressero l’istituzione monastica. Era il 1504. Tra il 1493 e il 1497 si iniziarono a costruire la sala capitolare e il chiostro grande, mentre il campanile dell’orologio risale al 1368. M. Addomine, Ancora sull’orologio astronomico di Chiaravalle Sotto l'attenta guida dei monaci cominciarono a diffondersi alcune figure professionali nuove, i casari, esperti appunto nell'arte della produzione del formaggio. Nel corso dei secoli fu così apprezzato da diventare dono per le famiglie nobili tanto che Isabella d’Este, sposa di Francesco II Gonzaga, nel 1504 lo inviò in regalo ai suoi familiari, signori del ducato di Ferrara. .css-tadcwa:hover{-webkit-text-decoration:underline;text-decoration:underline;}Bérengère Dommaigné - @media screen and (max-width:767px){.css-ij9gf6 .date-separator{display:none;}.css-ij9gf6 .date-updated{display:block;width:100%;}}pubblicato il 20/08/20. Coordinate: 45°24′56.94″N 9°14′13.18″E / 45.415817°N 9.236995°E45.415817; 9.236995. Nel 1952, i monaci cistercensi poterono tornare a Chiaravalle e importanti lavori di restauro sono proseguiti fino ai primi decenni del nuovo millennio. Nel 1412 venne costruita per volere dell'abate una piccola cappella, posizionata in corrispondenza del transetto meridionale, rimaneggiata nel XVII secolo e oggi utilizzata come sacrestia[2]. Nel 1444 l’Abbazia, benché benemerita per le grandi attività religiose, scientifiche, letterarie e agronomiche, fu purtroppo concessa in commenda. La fama del "grana" prodotto nella zona padana si consolidò nel tempo e ben presto esso divenne un formaggio pregiato, protagonista dei banchetti rinascimentali di principi e duchi.

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